Lion’s Mane (Hericium erinaceus): effetti e benefici del fungo Criniera di Leone
Hericium erinaceus
- Lion’s Mane
- Hericium erinaceus
- Yamabushitake
- Criniera di Leone
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Cos’è?
L’Hericium erinaceus viene anche chiamato Lion’s Mane o fungo Criniera di Leone a causa del suo aspetto inconfondibile, una cascata di spine bianche e pendenti simile appunto a una lunga criniera. È un fungo commestibile dalla lunga storia, sia in qualità di alimento pregiato che di rimedio nella medicina tradizionale cinese e giapponese. È proprio quest’ultimo aspetto che lo ha reso popolare anche in Occidente. La scienza moderna lo sta studiando per la sua capacità di influenzare l’umore, la salute del tratto digestivo e la risposta immunitaria. Tra le caratteristiche più studiate dell’Hericium erinaceus c’è la possibile capacità di influenzare la produzione del fattore di crescita nervoso (NGF), una proteina importante per la crescita, il mantenimento e il rinnovamento delle cellule nervose. Il nome scientifico, Hericium erinaceus, viene dal latino hericius, riccio, per via di quelle spine che possono superare il centimetro di lunghezza. In Giappone l’Hericium erinaceus è conosciuto come Yamabushitake, un nome legato agli yamabushi, monaci asceti che tradizionalmente vivevano e praticavano sulle montagne. Secondo la tradizione, la forma del fungo ricorderebbe i mantelli di paglia indossati da questi monaci.
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Il Lion's Mane contiene erinacine ed ericenoni, due composti esclusivi di questa specie, su cui si concentrano gli studi per la loro…
Proprietà e benefici dell’Hericium studiati dalla ricerca scientifica
La ricerca sull'Hericium erinaceus ha preso una direzione che pochi avrebbero previsto quando Kawagishi isolò le prime ericenoni negli anni Novanta.
Oggi questo fungo è studiato in relazione ad alcune delle sfide più difficili della neurologia moderna: il declino cognitivo legato all'invecchiamento, le malattie neurodegenerative come l'Alzheimer e il Parkinson, la rigenerazione delle fibre nervose dopo un danno.
Non perché sia una cura, ma perché le sue molecole hanno mostrato la capacità di fare qualcosa che la farmacologia fatica a replicare con sostanze sintetiche, ossia stimolare il cervello a produrre da solo le proteine di cui ha bisogno per mantenersi in salute.
Origini e storia dell’Hericium erinaceus
L’Hericium erinaceus cresce spontaneamente su tronchi di latifoglie in decomposizione, in particolare faggio, quercia e noce, nei boschi temperati dell’Europa, del Nord America e dell’Asia orientale. In Italia è abbastanza raro da trovare in natura, ma è stato rinvenuto negli Appennini, in Sicilia e in Sardegna, di solito verso la fine dell’estate e all’inizio dell’autunno.
Nella tradizione cinese e giapponese, l’Hericium era riservato alla cucina imperiale ed era considerato un cibo di grande pregio per via della sua consistenza carnosa, paragonata a quella dell’aragosta o del granchio. Nella Medicina Tradizionale Cinese veniva impiegato per rafforzare la milza, calmare lo stomaco e rafforzare il sistema nervoso. Nella medicina Kampo giapponese era usato, invece, in preparazioni per i disturbi gastrici e come rimedio per la spossatezza mentale e per migliorare la concentrazione.
La storia moderna del Lion’s Mane come integratore alimentare inizia negli anni Ottanta e Novanta, quando i ricercatori giapponesi iniziarono a isolare i principi attivi responsabili delle sue proprietà biologiche, identificando due famiglie di molecole che non erano mai state trovate in altri funghi: le ericenoni, presenti nel corpo fruttifero, e le erinacine, presenti nel micelio.
Caratteristiche botaniche e composizione
L’Hericium erinaceus appartiene alla famiglia delle Hericiaceae, nella divisione dei basidiomiceti, insieme ai funghi champignon, ai procini e ai finferli, molto più famosi in Occidente. Tuttavia, si distingue facilmente da altri funghi “con cappello” per la sua forma, che ne è completamente priva. Il corpo fruttifero del Lions’ Mane è una massa compatta di spine penzolanti, bianche o crema quando il fungo è giovane, che tendono al giallastro con l’età. In natura cresce come un singolo ciuffo, di solito a oltre un metro da terra sui tronchi.
L'Hericium è anche l'unico fungo medicinale in cui siano state identificate molecole capaci di raggiungere il cervello attraverso il flusso sanguigno e stimolare dall'interno la produzione del fattore di crescita nervosa, la proteina che il sistema nervoso usa per mantenere vive e in salute le proprie cellule.
Le ericenoni, presenti nel corpo fruttifero, sono state isolate per la prima volta dal ricercatore giapponese Kawagishi negli anni Novanta e studiate per la loro capacità di stimolare la produzione di NGF.
Le erinacine, invece, sono presenti nel micelio e agiscono sullo stesso meccanismo, ma riescono ad attraversare la barriera emato-encefalica, la membrana che protegge il cervello dalla maggior parte delle sostanze circolanti nel sangue, e una volta dentro stimolano la produzione di NGF direttamente nel sistema nervoso centrale.
A queste molecole si affiancano i polisaccaridi e i beta-glucani, i composti più abbondanti nel corpo fruttifero, studiati perché interagiscono con le cellule del sistema immunitario con un meccanismo simile a quello degli altri funghi medicinali.
Il profilo nutrizionale include anche steroli vegetali tra cui l'ergosterolo, precursore della vitamina D, amminoacidi essenziali, minerali tra cui zinco, potassio e ferro, e una quota di acidi grassi polinsaturi.
L’Hericium nella Medicina Tradizionale Cinese e giapponese
Nella Medicina Tradizionale Cinese, l'Hericium viene utilizzato perché si crede che agisca sui meridiani della milza e dello stomaco. I testi classici lo descrivono come un alimento che nutre il "centro", stabilizza la digestione e calma la mente.
Nella tradizione taoista compare tra i cosiddetti "tesori della montagna" quei rimedi difficili da incontrare e quindi molto preziosi, che i maestri cercavano nelle foreste d'alta quota e custodivano con la stessa cura riservata ai testi sacri, considerati capaci di prolungare la vita e affinare l'intelletto oltre i limiti ordinari.
In Giappone i monaci buddhisti zen lo chiamavano "il fungo della saggezza" e lo consumavano durante i ritiri di meditazione più intensi, convinti che aiutasse a raggiungere quella chiarezza mentale che le ore di pratica silenziosa richiedono.
I monaci Yamabushi, gli asceti che vivevano sulle montagne innevate del Giappone rurale e da cui il fungo prende il nome giapponese Yamabushitake, lo consideravano un alimento capace di conferire longevità.
Studi sul sistema nervoso e la funzione cognitiva
L’ambito più esplorato dalla ricerca sull’Hericium riguarda quindi la sua relazione con il sistema nervoso, in particolare attraverso il meccanismo di stimolazione dell’NGF, il fattore di crescita nervosa descritto dalla premio Nobel Rita Levi-Montalcini.
L’NGF è una proteina prodotta naturalmente dall’organismo che serve a mantenere in vita le cellule nervose, a stimolarne la crescita e a rafforzare le connessioni tra i neuroni. Una sua riduzione determina il declino cognitivo legato all’invecchiamento e ad alcune malattie neurodegenerative.
Il problema dell’NGF come potenziale terapia è che questa proteina, essendo grande, non riesce ad attraversare la barriera emato-encefalica. Le erinacine e le ericenoni dell’Hericium, invece, riescono a farlo, e una volta nel sistema nervoso centrale stimolano la produzione locale di NGF.
Un team di ricercatori dell’Università di Pavia, in collaborazione con l’Università di Shizuoka in Giappone, ha valutato gli effetti degli estratti di Hericium erinaceus su soggetti anziani con segni di fragilità cognitiva [1]. Dopo 2 mesi di integrazione, i partecipanti all’esperimento hanno dato segni di miglioramento nelle prove di memoria. I dati raccolti in occasione dell’esperimento hanno anche suggerito un aumento della nascita di nuove cellule neuronali nelle aree del cervello deputate alla memoria.
Il dato più rilevante (e che ci fa ben sperare) è che gli effetti suscitati dal Lion’s Mane sono stati reputati paragonabili a quelli di una possibile somministrazione diretta di NGF. Il punto è che nella realtà, l’NGF non può essere somministrato direttamente all’uomo per via delle sue dimensioni molecolari, perciò trovare sostanze che ne stimolino la produzione dall’interno è uno degli imperativi più pressanti della ricerca neurologica.
Un altro pilastro della ricerca riguardante l’Hericium risale al 2009 ed è stato pubblicato su Phytotherapy Research [2]. Si tratta di uno studio che ha coinvolto 30 persone tra i 50 e gli 80 anni con lieve compromissione cognitiva, assegnate in modo casuale a ricevere per 16 settimane compresse di polvere di Hericium o un placebo.
A differenza di molti studi sui funghi medicinali, questo è in doppio cieco, il che significa che né i partecipanti né i ricercatori sapevano chi stesse assumendo il fungo. Al termine del periodo, il gruppo trattato ha mostrato punteggi più alti nelle scale di valutazione cognitiva.
Un dato che ha reso questa ricerca particolarmente importante è legato a ciò che è accaduto dopo il termine dell’esperimento. Nelle 4 settimane successive alla sospensione dell’assunzione, infatti, i punteggi hanno iniziato a calare.
Questa osservazione suggerisce che l’effetto dell’Hericium sulla funzione cognitiva dipenda dall’assunzione continuativa, il che spiega perché i protocolli di integrazione più diffusi prevedano cicli di almeno 8-12 settimane.
I primi studi scientifici dedicati al fungo Criniera di Leone si sono concentrati sull'analisi di problemi di salute già conclamati. L'obiettivo iniziale era infatti capire se questo fungo potesse aiutare persone che mostravano un declino cognitivo evidente, caratterizzato da difficoltà nel memorizzare nuove informazioni o nel richiamare concetti e ricordi già acquisiti.
Vista l'efficacia dei primi risultati, la comunità scientifica ha deciso di spingersi oltre, valutando un approccio di tipo preventivo. I ricercatori si sono chiesti se l'inserimento dell'Hericium nella routine di persone sane potesse proteggere la struttura cerebrale, rallentare il naturale invecchiamento del cervello e ritardare la comparsa dei primi sintomi di perdita di memoria.
In questa nuova prospettiva si inserisce uno studio clinico pubblicato nel 2024, condotto su adulti sani e privi di qualsiasi patologia o disturbo cognitivo diagnosticato [3].
Durante la sperimentazione è stato somministrato un estratto di Hericium arricchito in erinacina A, un composto naturale che, come abbiamo visto, è stato scoperto possa stimolare la crescita delle cellule nervose.
I risultati hanno confermato i benefici della prevenzione, poiché i partecipanti che hanno assunto l'estratto di fungo hanno mostrato una maggiore velocità di elaborazione delle informazioni rispetto al gruppo che ha ricevuto il placebo. Inoltre, gli esami hanno rilevato un incremento nei livelli di specifiche proteine che il nostro cervello produce spontaneamente quando deve rafforzare o creare nuove connessioni tra i neuroni.
È un dato importante che suggerisce che il fungo possa offrire vantaggi non solo a chi ha già problemi di memoria, ma anche alle persone sane, ampliando così il pubblico di potenziali destinatari.
Studi su umore e benessere mentale
L’effetto dell’Hericium sulla sfera emotiva è un filone di ricerca relativamente recente.
Tutto è iniziato nel 2010, quando sulla rivista scientifica Biomedical Research sono comparsi i risultati di un esperimento portato avanti per più di un mese [4]. 30 donne adulte sono state coinvolte in uno studio a doppio cieco e divise in due gruppi. Alla metà di loro è stato somministrato per 4 settimane un estratto di Hericium, all’altra metà un placebo, senza che le donne sapessero quale delle due alternative fosse toccata loro in sorte.
Alla fine delle prime 4 settimane, chi aveva assunto l'Hericium ha raccontato di sentirsi meno ansiosa e irritabile, di dormire decisamente meglio e di percepirsi meno stressata nonostante, ad esempio, i fastidi legati alla condizione della menopausa (come ad esempio le vampate di calore e gli sbalzi umorali).
Ciò che ha colpito noi di Veeta nell’apprendere i risultati della ricerca sono state le tempistiche. I miglioramenti sull'umore si sono manifestati già nelle 4 settimane di osservazione, un arco di tempo più breve rispetto a quello necessario per osservare effetti sulla funzione cognitiva nella maggior parte delle evidenze scientifiche a nostra disposizione.
Questa discrepanza, ipotizzano i ricercatori, potrebbe essere dovuta all’azione del fungo su meccanismi parzialmente diversi. L'effetto sulla memoria e sulla concentrazione è legato alla stimolazione progressiva dell'NGF, una proteina che il cervello produce gradualmente nel tempo, e richiede quindi settimane perché si accumuli in quantità sufficiente a fare la differenza. L'effetto sull'umore, invece, potrebbe passare attraverso altri canali, come l'interazione con il sistema nervoso autonomo e i circuiti che regolano la serotonina, che rispondono più in fretta.
È un aspetto che andrebbe considerato nel momento in cui si sceglie un integratore a base di Hericium, perché la motivazione che spinge all'acquisto dovrebbe orientare anche le aspettative sui tempi.
Chi lo assume principalmente per l'umore e il sonno può aspettarsi qualcosa già nel primo mese. Chi lo assume per la memoria e la concentrazione deve mettere in conto un protocollo più lungo, di almeno 8 settimane, prima di poter valutare se il fungo sta producendo l'effetto cercato.
Studi sulla salute del tratto digestivo
Il legame tra l’Hericium e l'apparato digestivo attraversa secoli di utilizzo nella Medicina Tradizionale Cinese, e ora anche la ricerca scientifica ha iniziato a indagarne le cause.
Uno studio pubblicato su Carbohydrate Polymers nel 2018 ha analizzato l'attività dei polisaccaridi estratti dall'Hericium sulla mucosa gastrica.
La mucosa è lo strato di tessuto che riveste internamente lo stomaco e funge da barriera protettiva tra le pareti dell'organo e i succhi gastrici. Quando questo strato si assottiglia o si danneggia, per via di stress, alcol, farmaci o infezioni batteriche, compaiono bruciore, gastrite e, nei casi più gravi, ulcere.
I polisaccaridi dell'Hericium hanno mostrato di poter ridurre le lesioni della mucosa, di aumentare lo spessore dello strato di muco protettivo e di ridurre l’infiammazione locale [5].
Il fungo è stato studiato anche per la sua interazione con l'Helicobacter pylori, il batterio responsabile di molte ulcere gastriche e di una forma di gastrite cronica molto diffusa nella popolazione adulta.
Diversi studi condotti per ora solo in laboratorio hanno osservato una capacità degli estratti di Hericium di rallentare la crescita batterica, ma questi dati non sono ancora stati confermati in studi clinici sull'uomo.
Chi ha una gastrite da H. pylori diagnosticata deve seguire il protocollo antibiotico prescritto dal medico, perché l'eradicazione del batterio richiede una terapia specifica. L’Hericium può essere un complemento, ma non è un sostituto della terapia eradicante.
Studi sul sistema immunitario
I beta-glucani sono composti presenti in tutti i funghi medicinali e rappresentano uno degli ambiti più studiati della ricerca micologica degli ultimi decenni.
Nell'Hericium sono abbondanti e, come in altri funghi della stessa famiglia, interagiscono con le cellule dendritiche del sistema immunitario che hanno il compito di riconoscere gli agenti estranei e coordinare la risposta difensiva. Funzionano come sentinelle pattugliando i tessuti, identificando ciò che non appartiene all'organismo e allertando le altre cellule immunitarie perché intervengano.
Uno studio pubblicato su Process Biochemistry nel 2013 ha osservato che i polisaccaridi dell'Hericium, in particolare quelli con una quota del 20% di beta-glucano, attivano la maturazione di queste cellule e aumentano la loro capacità di riconoscere e segnalare le minacce, stimolando una risposta difensiva più rapida e organizzata [6].
La ricerca specifica sull'Hericium in questo ambito è ancora in una fase esplorativa, ma si inserisce in un corpo di evidenze più ampio sui funghi medicinali che la comunità scientifica considera promettente. Per chi sceglie un integratore a base di Hericium pensando anche al sostegno delle proprie difese, deve ricercare un prodotto che contenga una quota significativa di beta-glucani nell'estratto. Visti i risultati delle ricerche condotte sino a questo punto, noi di Veeta abbiamo optato per una concentrazione del 30%.
Profilo antiossidante
Una revisione sistematica pubblicata su Journal of Agricultural and Food Chemistry nel 2015 ha passato in rassegna decenni di ricerca sulla composizione dell'Hericium, documentando un profilo antiossidante presente sia nel corpo fruttifero sia nel micelio del Lion’s Mane [7].
Per comprendere il ruolo degli antiossidanti contenuti nell'Hericium, occorre fare un passo indietro e guardare al metabolismo cellulare.
Questo termine indica l'insieme delle reazioni chimiche che mantengono vive le nostre cellule, trasformando cibo e ossigeno nell'energia che usiamo ogni giorno per muoverci, pensare e rigenerare i tessuti.
Come in ogni processo di trasformazione, si generano anche degli scarti: i radicali liberi. Se si accumulano in eccesso, queste molecole instabili possono danneggiare le strutture della cellula, causandone l’invecchiamento precoce oppure peggiorando condizioni croniche legate all’avanzare dell’età.
È qui che intervengono gli antiossidanti, che agiscono come uno scudo protettivo neutralizzando i radicali liberi prima che facciano danni.
Tra i composti antiossidanti identificati nell'Hericium c'è l'ergotioneina, una molecola prodotta esclusivamente dai funghi che l'organismo non è in grado di sintetizzare da solo. Una volta assunta, si accumula selettivamente nei tessuti più esposti all'usura quotidiana come i mitocondri, che sono le centrali energetiche delle cellule e producono continuamente radicali liberi come sottoprodotto del loro lavoro, e i globuli rossi, che trasportano ossigeno in tutto il corpo e per questo sono particolarmente vulnerabili allo stress ossidativo.
La ricerca sull'ergotioneina è ancora in evoluzione, ma il fatto che l'organismo la concentri proprio nei tessuti più a rischio suggerisce che svolga un ruolo molto importante nella protezione cellulare, e che i funghi medicinali rappresentino una delle poche fonti alimentari attraverso cui ottenerla.
Corpo fruttifero vs micelio: cosa cambia nella scelta dell’integratore
Una delle domande più frequenti tra chi si avvicina agli integratori a base di Hericium riguarda la differenza tra estratti dal corpo fruttifero e estratti dal micelio. La confusione al riguardo è lecita, perché molti integratori non danno alcuna spiegazione in etichetta, anche se la differenza tra corpo fruttifero e micelio cambia il profilo dei principi attivi che si assumono.
Il corpo fruttifero è la parte del fungo che si vede, quella che si raccoglie nei boschi o si trova in cucina, con le sue spine bianche e pendenti nel caso del fungo Criniera di Leone.
Il micelio è invece la parte invisibile, una rete di filamenti sottilissimi che si sviluppa sotto la superficie del substrato su cui il fungo cresce, con una funzione simile a quella delle radici nelle piante.
Nel corpo fruttifero si concentrano le ericenoni e i polisaccaridi, i composti su cui si basa la maggior parte della ricerca pubblicata. Nel micelio si trovano le erinacine, che in alcuni studi hanno mostrato una capacità di stimolazione dell'NGF particolarmente pronunciata, ma che richiedono condizioni di coltivazione molto specifiche e una lavorazione accurata per essere presenti in concentrazioni rilevanti.
Il problema con molti integratori a base di micelio riguarda il substrato, cioè il materiale su cui il fungo viene fatto crescere in coltivazione controllata, solitamente riso o grano.
Se il processo di estrazione non separa efficacemente il fungo dal materiale di crescita, il prodotto finale contiene una quota significativa di amido di cereale che non ha alcun valore biologico ma aumenta il peso dell'estratto, facendo sembrare la dose più abbondante di quanto non sia. È una pratica diffusa nel mercato degli integratori di bassa qualità, e il modo più semplice per riconoscerla è leggere la percentuale garantita di beta-glucani in etichetta. Sotto il 20-25%, il prodotto probabilmente contiene più substrato che fungo.
In Veeta utilizziamo un estratto di corpo fruttifero puro al 100% di Hericium erinaceus, ottenuto con doppia estrazione per preservare sia i composti idrosolubili, come polisaccaridi e beta-glucani, sia quelli liposolubili che un'estrazione singola lascerebbe indietro.
Dosaggio e protocollo di assunzione
Non esiste ancora un dosaggio raccomandato ufficialmente stabilito dalle autorità regolatorie europee per l'Hericium erinaceus.
I dosaggi più studiati negli studi clinici sull'uomo variano da 500 mg a 3 grammi al giorno di estratto secco, con protocolli che si estendono da 4 a 16 settimane.
Come abbiamo visto esplorando i risultati delle diverse ricerche, i miglioramenti più significativi sulle funzioni cognitive si osservano dopo 16 settimane di assunzione continuativa, mentre per l'umore i primi benefici compaiono già dopo il primo mese.
Tuttavia, un aspetto che dobbiamo considerare riguarda cosa accade quando interrompiamo l'assunzione. Nelle 4 settimane successive alla sospensione, i benefici tendono ad attenuarsi progressivamente. Questo dato non deve penalizzare la valutazione sull'efficacia del fungo, ma ci mostra come utilizzarlo al meglio. L'Hericium non è un integratore da prendere sporadicamente "quando ne sentiamo il bisogno", ma richiede un percorso costante nel tempo per mostrare e mantenere i suoi effetti. Per questo motivo, i protocolli più diffusi prevedono cicli di integrazione da 8 a 16 settimane, da rinnovare in base alle proprie esigenze.
Prima di iniziare qualsiasi protocollo di integrazione in presenza di terapie farmacologiche o situazioni cliniche particolari, è comunque sempre opportuno confrontarsi con il proprio medico.
Combinare l’Hericium con altri funghi medicinali e nutrienti
Nella micoterapia, l’Hericium viene spesso associato ad altri funghi e nutrienti in protocolli integrati.
Il Reishi (Ganoderma lucidum) viene abbinato per il sostegno al sistema immunitario e alla qualità del riposo notturno.
Il Cordyceps (Cordyceps sinensis) è il fungo che in Veeta abbiniamo più spesso all'Hericium. Il Cordyceps agisce sull'energia e sulla capacità di sostenere lo sforzo fisico, mentre l'Hericium lavora sul sistema nervoso e sulla sfera cognitiva. Questo abbinamento è ideale nella vita di tutti i giorni quando ci troviamo ad affrontare giornate intense, dove fatica fisica e calo mentale si presentano insieme.
Come per tutta la linea di integrazione Veeta, anche nelle capsule di Lions’Mane abbiamo inserito la vitamina C, che, secondo le indicazioni dell’EFSA, sostiene il funzionamento del sistema nervoso proteggendo le cellule dallo stress ossidativo, cioè dall'usura quotidiana che i radicali liberi producono sui tessuti. Questa caratteristica, la rende la vitamina C un complemento ancora più efficace all’interno delle capsule di estratti di Hericium, perché coerente con il profilo d’azione del fungo.
Precauzioni e possibili effetti indesiderati
L'Hericium erinaceus è generalmente considerato sicuro quando assunto nelle dosi indicate per periodi da 4 a 16 settimane, e gli studi clinici pubblicati non documentano effetti avversi rilevanti alle dosi comunemente utilizzate.
In alcuni soggetti possono comparire lievi disturbi gastrointestinali nelle prime settimane, soprattutto a dosaggi elevati o in chi ha una sensibilità digestiva preesistente. In questi casi è sufficiente ridurre la dose e aumentarla gradualmente nel tempo.
Ci sono alcune situazioni in cui è opportuno consultare il proprio medico prima di iniziare. In gravidanza e durante l'allattamento l'assunzione non è consigliata, semplicemente perché non esistono ancora dati di sicurezza specifici per queste fasi.
Chi soffre di malattie autoimmuni, condizioni in cui il sistema immunitario attacca i tessuti dell'organismo invece di difenderli, o chi segue terapie immunosoppressive dopo un trapianto d'organo dovrebbe parlarne con il proprio medico, perché un fungo che stimola le difese immunitarie potrebbe interferire con farmaci che invece le tengono sotto controllo. Lo stesso vale per chi assume farmaci anticoagulanti, cioè medicinali che riducono la capacità del sangue di coagularsi, perché alcune sostanze naturali possono potenziarne l'effetto in modo imprevedibile.
Nutrienti principali
Erinacine
Molecole presenti nel micelio del fungo, capaci di attraversare la barriera emato-encefalica (la membrana che protegge il cervello dalla maggior parte delle sostanze che circolano nel sangue). Una volta dentro, stimolano la produzione di NGF (fattore di crescita nervosa), la proteina che il sistema nervoso usa per mantenere vive le cellule nervose, farne crescere di nuove e rafforzare le connessioni tra i neuroni.
Ericenoni
Composti presenti nel corpo fruttifero (la parte visibile del fungo), isolati per la prima volta negli anni Novanta dal ricercatore giapponese Kawagishi. Stimolano anch’essi la produzione di NGF, ma a differenza delle erinacine non riescono ad attraversare la barriera cerebrale e agiscono quindi a livello periferico, fuori dal sistema nervoso centrale.
Beta-glucani
Polisaccaridi abbondanti nel corpo fruttifero che interagiscono con le cellule del sistema immunitario che pattugliano i tessuti, identificano gli agenti estranei e allertano le altre cellule difensive. I beta-glucani ne attivano la maturazione, rendendo l’organismo più rapido e organizzato nel riconoscere e rispondere a minacce come virus e batteri.
Ergotioneina
Sostanza antiossidante che solo i funghi producono e che il corpo umano non sa fabbricare da solo. Si deposita proprio nelle cellule che lavorano di più e le protegge dall’usura.
Ergosterolo
Sostanza presente nel fungo che il corpo può trasformare in vitamina D, la vitamina legata alla salute delle ossa e al buon funzionamento delle difese immunitarie.
Approfondisci
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Scarica la brochureBibliografia e fonti
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- Docherty S, Doughty FL, Smith EF. Effect of erinacine A-enriched Hericium erinaceus supplementation on cognition: A randomized, double-blind, placebo-controlled pilot study. Journal of Functional Foods. 2024;116:106105. doi:10.1016/j.jff.2024.106105.
- Nagano M, Shimizu K, Kondo R, et al. Reduction of depression and anxiety by 4 weeks Hericium erinaceus intake. Biomedical Research. 2010;31(4):231-7. doi:10.2220/biomedres.31.231. PMID: 20834180.
- Wang XY, Yin JY, Zhao MM, et al. Gastroprotective activity of polysaccharide from Hericium erinaceus against ethanol-induced gastric mucosal lesion and pylorus ligation-induced gastric ulcer, and its antioxidant activities. Carbohydrate Polymers. 2018;186:100-109. doi:10.1016/j.carbpol.2018.01.004. PMID: 29455967.
- Sheu SC, Lyu Y, Lee MS, Cheng JH. Immunomodulatory effects of polysaccharides isolated from Hericium erinaceus on dendritic cells. Process Biochemistry. 2013;48(9):1402-1408. doi:10.1016/j.procbio.2013.06.012.
- Friedman M. Chemistry, Nutrition, and Health-Promoting Properties of Hericium erinaceus (Lion’s Mane) Mushroom Fruiting Bodies and Mycelia and Their Bioactive Compounds. Journal of Agricultural and Food Chemistry. 2015;63(32):7108-23. doi:10.1021/acs.jafc.5b02914. PMID: 26244378.
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